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Draghi sta riuscendo perfettamente dove non sono riusciti ad arrivare mai i politici dell'Eurozona
In trincea

Fino a pochi anni fa i presidenti americani quando dovevano chiamare l’Europa non sapevano proprio quale numero fare. Oggi no, chiamano l’unico che conta qualcosa: Mario Draghi.

BENE COSÌ (E NON SMETTERE)

Il board Bce si è riunito mercoledì e giovedì per il consueto punto mensile sulla situazione economico-monetaria dell’eurozona.

I dati sull’inflazione hanno fatto un balzo in aprile, passando sul tendenziale (annuale) dall’1,5% all’1,9%. Ovvero siamo vicinissimi a quel 2% che la Bce ha come mandato e in nome del quale Draghi, sfidando le ire tedesche, ha prima portato i tassi a 0 e anche sotto, e poi ha dato il via al Qe (quantitative easing) con il quale compra da ormai due anni titoli di Stato e obbligazioni aziendali per un controvalore di 80 miliardi al mese.

In questo modo la Bce è andata ben oltre lo scopo dichiarato e previsto nel suo statuto.

DUE EFFETTI POSITIVI, UNO NEGATIVO

Infatti gli effetti della politica monetaria di Draghi si possono riassumere in tre punti:

  • aumento del prezzo dei titoli di Stato e riduzione del loro rendimento; ovvero, per Paesi come il nostro una manna, con un risparmio (per l’Italia) in interessi da versare valutabile in circa 20 miliardi dal 2015 ad oggi
  • abbattimento degli interessi bancari che in ultima istanza permette la riduzione nel medio periodo dei mutui e dei debiti delle famiglie verso le banche
  • il taglio dei tassi ha però drasticamente abbassato i margini per le banche, le quali vedono diminuire la loro redditività (prima erano belli comodi diciamocelo pure)
Politica Bce: i rubinetti restano aperti

In ogni caso, l’inflazione vicino al 2% ha rinfocolato le richieste tedesche per una normalizzazione della politica monetaria, che vuol dire, fine del Qe e rialzo dei tassi ( e bancarotta per l’Italia).

MA QUESTO SA QUEL CHE FA (E CI PRENDE)

Draghi, ancora una volta, è stato imperturbabile e in conferenza stampa, ha avuto buon gioco nello spiegare ai giornalisti tedeschi che l’economia è sì in ripresa moderata, ma le variabili esterne (Corea, Trump, Brexit) sono molte e potrebbero determinare un nuovo arresto nei prossimi mesi; che l’inflazione è sì vicina al 2% ma, questo è dovuto in larga misura all’aumento della bolletta energetica, con il petrolio che è passato dai 25 dollari al barile di un anno fa ai 50 attuali.

In pratica si tratta di un’inflazione ancora in buona parte dovuta a costi “importati” più che a un surriscaldamento della domanda interna dei consumatori. Quindi, lui (e il board ad esclusione dei tedeschi) ha deciso che si continua così e caso mai si può anche ampliare il Qe. Amen.

Disoccupazione, il prossimo obbiettivo di Draghi

IL VERO OBBIETTIVO DI DRAGHI

Ma dove vuole davvero andare a parare questo che per me è un gigante tra nanerottoli (spocchiosi)? Vuole provocare un surriscaldamento dell’economia, vuole spingere con il denaro a prezzi stracciati per far aumentare ancora l’inflazione come modo per riassorbire parte della disoccupazione europea.

RIASSUMENDO

Draghi, con un mandato assurdo che si limita al controllo dell’inflazione, cioè della stabilità dei prezzi, un’impostazione dettata a suo tempo dall’ortodossia della Bundesbank tedesca e dalle preoccupazioni dei governi europei (non sia mai che qualcuno possa decidere qualcosa…), sta riuscendo nel miracolo di salvare Paesi come l’Italia (per ora) dalla bancarotta, di dare denaro praticamente gratis a investitori e aziende e quindi, di essere l’artefice della ripresa del Pil in Europa.

Ora la stoccata finale: fare ripartire con più decisione i prezzi e quindi i margini aziendali e l’occupazione. In pratica fare quello che la Federal Reserve americana fa normalmente aiutata in questo dal Congresso e dal Presidente di turno (vedi Obama), senza avere mandato a farlo e senza avere mai avuto l’aiuto degli inetti politici europei che col cavolo si sono messi a fare le riforme necessarie a supportare la ripresa: caso mai mance a gogo – vero Renzi? Tanto c’è Draghi!

«Angela, che fortuna! Se non c’era Draghi ci appendevano a Piazzale Loreto!»

UN RUOLO IMPROPRIO DI SUPPLENZA (GIUSTIFICATO)

Sissignori, perché questo è il cuore del problema, la Bce, ha chiaramente strabordato dal suo ruolo e qui, hanno ragione i tedeschi, i quali però non dicono che questo è successo a causa di una politica comune europea inesistente, fatta da personaggi interessati esclusivamente al proprio tornaconto politico, prima ancora che nazionale. Questi signori, che io paragono a certi personaggi de “La città incantata”, sono il problema dell’Ue e non la Bce.

Finché ci sono loro non si va avanti. Ecco allora il ruolo di supplenza di Draghi, fastidioso per taluni, ma necessario in questo momento storico, a conferma tra l’altro, che la democrazia non è nulla senza uomini all’altezza.

“La città incantata”

È vero, il governatore Bce non è stato eletto dal popolo, ma vogliamo ragionare sulla stupidaggine della democrazia diretta (di cui cianciano i grillini senza però applicarla al loro interno…) nell’epoca della demenza social? Sui guasti che sta producendo la politica che rincorre i like del panettiere di Pavia che “discute” di materia oscura nell’Universo o di trading ad alta frequenza su Facebook?

CONCLUSIONE

Penso, al netto delle critiche strumentali dei sovranisti antieuro, capaci di blaterare a vanvera su tutto, compreso il passato di Draghi alla Goldman Sachs (me lo spiegano da dove dovrebbe venire un governatore della Bce? Da una cooperativa sociale? Dall’album delle figurine Panini?) ma non di formulare proposte alternative che stiano in piedi, che la storia ricorderà Mario Draghi come un uomo competente, dalle spalle molto larghe che ha permesso all’Ue di non schiantarsi, come Trump e Putin vorrebbero (meditate gente sulle motivazioni dei due signori) e alla gente comune di non finire a scannarsi in nuove guerre o a provare nuovamente l’ebrezza della fame, quella che Grillo, Bagnai, Petrini, chiamano decrescita felice.

[Massimo Scalas]
[Fonte: Ecb press conference]

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