wonderland planet. GOLPE, GOLPINO (ANZI… ERDOGAN)

Un golpe, anzi no. Un... Erdogan
Un golpe, anzi no. Un… Erdogan

SECONDO ALCUNI esponenti del Parlamento europeo, la Turchia, nota per la tolleranza del suo presidente Erdogan, dovrebbe senz’altro entrare nell’Ue.

Quando accadrà, ditemelo che divento cittadino svizzero. In effetti l’involuzione di questa nazione è sotto gli occhi di tutti da almeno un decennio.

La sua classe dirigente, corrotta quanto la nostra ma anche di più, gioca da qualche anno al gioco delle tre carte: fa parte della Nato, ma stringe accordi più o meno segreti con l’Isis, vuole entrare nell’Ue ma ci ricatta con i migranti (trovando per altro menti deviate di imbecilli, che da Bruxelles preferiscono dare soldi a loro piuttosto che aiutare la Grecia a sigillare le frontiere).

Ora si dà il caso che ci sia stato un golpe.

Golpe? Strano golpe, fatto da un esercito che poi cambia idea, lasciando sul campo un paio di graduati a farsi arrestare. Forse, al netto delle bufale, trattasi di avvertimento, che viene da fuori e non da dentro. Il futuro comportamento del ducetto musulmano ci dirà come stanno davvero le cose.

Intanto l’impatto immediato sui mercati è stato limitato, visto che Londra e Wall Street erano ormai chiuse, ma vedremo domenica notte come si mette. L’apertura ci dirà più di ogni Tg in merito alla reale situazione in Turchia.

CONTINUIAMO A FARCI MALE

Intanto un musulmano ammazza 84 persone a Nizza. Questo attentato terroristico di una persona di fede islamica, fa il paio con la strage di Dacca e pone noi europei di fronte al solito dilemma: aprire finalmente gli occhi e dire le cose come stanno o, visto che tanto non è toccato a noi (noi che non eravamo là), continuare con la recita politicamente corretta dei distinguo, che tanto fanno brava persona nei salotti e ci permettono di bere tranquillamente il prosecco durante la happy hour?

La differenza
La differenza

Ma come stanno le cose? Stanno che tutti gli attentati degli ultimi anni, se si esclude il pazzo nazistoide Breivik, sono stati compiuti nel nome di Allah. Stanno che i cosiddetti musulmani moderati non stanno isolando gli estremisti, stanno che gli estremisti non sono dei poveracci che fuggono dai bombardamenti degli amerikani, ma provengono dalla media borghesia o dall’élite intellettuale come nel caso di Dacca.

Stanno che l’Islam, quello vero, quello concretamente applicato qui e ora, è un problema, un problema reale dal momento che lo si vuole fondere con una cultura, la nostra, ormai secolarizzata e dunque antitetica.

Attenzione. Continuiamo così e l’Orban che governa l’Ungheria, da eccezione diventerà la regola per questa Europa, che somiglia sempre di più a una gigantesca Repubblica di Weimar.

Ma l’economia che c’entra? C’entra visto che la fiducia o meno delle persone e la stabilità dell’area sono direttamente correlate alla propensione a progettare, investire e spendere le risorse che hanno o non hanno.

LA SETTIMANA ECONOMICA, LA CINA È VICINA

Intanto parliamo di Cina, i cui dati, come al solito sono fonte d’attenzione. Mentre i prezzi al consumo salgono, quelli alla produzione scendono. Che accade?

Accade che, come già spiegato altre volte, è in atto un tentativo di passare da un’economia manifatturiera d’esportazione a una basata sui consumi interni e sui servizi. Ormai si è creato uno zoccolo duro benestante, fatto da mezzo miliardo di cinesi, sui quali si poggia appunto questo tentativo.

Un dato di fatto
Un dato di fatto

Questa è per il Politburo una scelta obbligata, se non vogliono tornare a zappare la terra per pochi yuan. Infatti le esportazioni, con il nuovo rallentamento economico mondiale in corso, sono crollate (anche questo mese giù del 4,9% e le importazioni giù del 8,4%), ingenerando un surplus produttivo molto forte, cui il governo di Pechino risponde svendendo all’estero i suoi prodotti e svalutando lo yuan.

Questo si è tradotto in un vero e proprio dumping commerciale su prodotti a basso contenuto tecnologico come l’acciaio, e in un’esportazione in tutto il mondo della pericolosa deflazione.

Intanto il Pil “regge” al 6,7% e i militari gonfiano i muscoli nel Mar Cinese che vorrebbero occupare goccia per goccia trasformando scogli in isole. Differenza non di poco conto se pensiamo che, per i primi la convenzione del mare prevede 12 miglia come acque territoriali e per le seconde 200 miglia….

CHI HA DETTO CHE GLI INGLESI SONO NOIOSI?

Con gli inglesi non ci si annoia mai
Con gli inglesi non ci si annoia mai

Intanto a Londra una novella Thatcher prende il potere, nominando ministro per gli esteri il nostro amico Boris Johnson, noto gaffeur seriale ma che comunque, siamo sicuri, movimenterà il tetro e noioso panorama diplomatico europeo e mondiale.

Però ora gli inglesi iniziano ad accorgersi che la Brexit non sarà una passeggiata: via l’Eba, l’autorità di vigilanza bancaria, via l’autorità di vigilanza sui farmaci. Due bei bocconcini.

Indovinate chi vuole l’Eba? Esatto… l’Italia. Come a dire che la Banda Bassotti, vuole le chiavi del deposito di Zio Paperone.

Va poi detto che la corsa dei sottoscrittori di fondi immobiliari, a smobilizzare i propri investimenti, è stata bloccata da gestori stessi dei fondi.

LA BOMBA ATOMICA BRITANNICA

E questa potrebbe essere la miccia più pericolosa dai tempi di Lehman Brothers. Infatti si sta ripetendo quanto accaduto in Usa nel 2008, quando il crollo del mercato immobiliare portò il valore delle case sotto il valore dei mutui erogati per acquistarle.

Ricorderete che moltissima gente non riusciva a fare fronte a questi mutui, e quando il valore della casa stessa non riuscì più a coprire il prestito, scoppiò la crisi immobiliare e bancaria americana, che tirò giù tutto nel giro di poche settimane.

La raccomandazione di Carney agi inglesi
La raccomandazione di Carney agli inglesi

Bene, pare che a Londra ci siano ricascati. Prepariamoci. Intanto i Fondi immobiliari Aviva, Standard Life, Prudential (ahahah!), Henderson Global Investors, Columbia, solo per citarne alcuni, hanno sospeso i rimborsi agli investitori che chiedono di uscire.

In pratica sono congelati circa 20 miliardi di euro di persone e società che hanno aderito a questi fondi: i gestori ora cercano di fare cassa svendendo asset di minor valore, per cercare di non divenire insolventi verso i clienti.

Ripeto: questa è la stessa identica dinamica degli Usa nel 2007 che portò alla crisi del 2008. Il calo delle quotazioni immobiliari è dovuto essenzialmente alla Brexit che ha congelato già investimenti sul mattone di grandi gruppi internazionali e che sta determinando la fuga disordinata dei clienti dai fondi immobiliari. Auguri e figli maschi!

CARNEY CALMA I MERCATI

Infine, la Boe (Banca centrale inglese) si è riunita questa settimana, senza cambiare nulla. Niente aumento dei tassi e niente Qe aggiuntivo. Secondo me è stata una non-mossa per calmare le acque, per togliere l’idea di emergenza, ma vedrete che ad agosto faranno ciò che non hanno fatto ora. In ogni caso la sterlina è in una fase di rimbalzo, che però, a mio avviso, prelude solo a un crollo finale, dopo il quale comprare la valuta britannica sarà probabilmente il miglior affare dell’anno.

USA, LA CONFERMA DEL MERCATO INTERNO

Intanto in Usa l’economia tiene, per ora: qui i prezzi alla produzione salgono bene e quelli al dettaglio tengono, confortati da vendite al dettaglio su base mensile e annuale in espansione rispettivamente di un +0,7% e un +0,6%.

Ristoranti vuoti in Usa
Ristoranti vuoti in Usa

Tutto ciò rinfocola le voci di un possibile aumento dei tassi di riferimento da parte della Fed a fine mese: scommettiamo che anche no? L’impressione è che prima si valuterà l’impatto della Brexit nel medio periodo.

In ogni caso questa è la migliore testimonianza di come un solido mercato interno (ricordiamo che il Pil Usa è costituito per oltre il 70% dai consumi interni), ti mette al riparo, anche se non per sempre, da quanto accade fuori.

Infatti loro crescono dal 2009, mentre noi scendiamo dal 2008. Loro hanno una disoccupazione al 4,9% in Europa intorno all’11%.

Per far questo non ci vuole un genio: meno Stato, meno tasse, più utili per le imprese, più assunzioni e più soldi in tasca alla gente. Naturalmente bisogna rubare meno e rinunciare a legiferare sulla circonferenza dei pomodori.

Ma non è tutto oro quello che luccica: vi segnalo il calo, per il terzo mese di fila, dei pasti consumati al ristorante e lo stop sul mercato delle automobili.

L’indice Sp500 di Wall Street è di nuovo ai massimi, ci si aspetta una brusca inversione da un momento all’altro.

UN SAMURAI SULLE TESTE DEI GIAPPONESI

In Giappone Abe ha rivinto le elezioni e ora si infittiscono voci su un possibile avvio del cosiddetto Helicopter Money, ovvero un Qe all’ennesima potenza dove i soldi vanno direttamente alle famiglie.

Scommettiamo che anche a luglio la Boj (Banca centrale del Giappone) non farà nulla? Vediamo: può darsi che mi sbagli ma ci sono nazioni, come gli Usa, che non gradiscono ora una cosa del genere.

PETROLIO

Il petrolio, così come avevamo previsto a maggio, continua pigramente a ciondolare tra i 45 e i 50 dollari al barile, esiste sempre un bel differenziale tra domanda e offerta, in cui la prima resta inferiore alla seconda e dunque, non vi è, al momento, alcuna possibilità di aumento dei prezzi oltre una certa soglia.

Parcheggio in tripla fila...
Parcheggio in tripla fila…

A tale proposito vi propongo una chicca dal satellite, che fotografa la situazione attuale, tra la Cina e il Golfo Persico: i puntini gialli sono le mega petroliere “parcheggiate” lungo le rotte internazionali in attesa di scaricare.

In attesa di cosa? In attesa che le quotazioni risalgano per non dover svendere sottocosto il greggio a bordo. Vi metto il link con le foto prese da varie aree nel mondo: è impressionante e vi mostra cose che non vi vengono dette dagli altri, ma solo qui.

Ecco perché, col cavolo che io compro petrolio in borsa. Ora sapete che se fate il pieno gli fate un favore ma… scommettiamo però che da ora a settembre la benzina costerà di più? In ogni caso consolatevi, tra dicembre e gennaio saremo di nuovo a 25 dollari al barile.

UE, LE CHIACCHIERE AL POTERE

Concludiamo brevemente con l’Europa, avvolta dalle chiacchere infinite sulle banche, le nostre.

Ne parliamo, come sempre, nella sezione italiana.

[Massimo Scalas]

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