wonderland planet. HAPPY BIRTHDAY, MR. DRAGHI!

Draghi-Schauble: storia di un grande amore...
Draghi-Schauble: storia di un grande amore…

SI AVVICINA l’ora X. Per la prima volta da 36 anni l’indice americano Sp500 è caduto per il nono giorno di fila

Ve lo ricordate quando vi dicevo che si stava gonfiando una bolla a Wall Street? Bene: se vince Trump sarà un botto spettacolare!

WHATEVER IT TAKES

La settimana scorsa cadevano i primi 5 anni di Draghi alla Bce. Ne restano tre ed è quasi sicuro che li farà perché non sta bene inviare un sicario. Sì, Schauble. Sono cose che non si fanno… come? No, credimi, dovete portare pazienza.

Draghi, per la gioia di alcuni e la rabbia dei milioni di analfabeti funzionali, che popolano l’Europa, ha il merito esclusivo dell’esistenza in vita dell’Ue.

Del suo mandato resteranno nella storia alcuni momenti. Tra i quali indubbiamente il fondamentale ha una data: 26 luglio 2012.

Ricordiamo tutti in Italia quella estate, con lo spread italiano a 500; ricordiamo bene, o dovremmo ricordarlo, la superficialità, la sciatteria e la volgarità da parte di tali politici indaffarati in immersioni, regate velistiche con Icari vari; le comparsate a Cortina, mentre la nazione stava per essere stritolata.

Sì, sono gli stessi che ora strillano contro l’attentato alla Costituzione; loro, che ne hanno fatto carta da culo per 30 anni.

Comunque sia, quel giorno, in cui sembrava che l’intera Europa stesse per dissolversi come neve al sole, in un assolato pomeriggio londinese parlò Lui.

Poche parole, 18 secondi in tutto, per cambiare il corso della storia.

Roba da non credere da un italiano, abituati come siamo ad abusare della pazienza altrui inondando l’etere di sermoni lunghissimi, con cui solitamente i politici italiani riescono a dire in un’ora ciò che potrebbero dire in 5 minuti.

Due cerchi gialli, due momenti importanti
Due cerchi gialli, due momenti importanti

Ma si sa dai tempi di Andreotti: chi si vanta non conta e chi conta non parla, se non quanto serve. In ogni caso in 18 secondi si ribaltarono i cambi, i mercati, lo spread: dal giorno dopo finì l’attacco all’Italia.

Si trattò di una formidabile àncora di salvezza lanciata all’Europa e al nostro tenore di vita, che dura ormai da 4 anni e mezzo, ma che pochi, o anche nessuno, né tra i politici né tra le opinioni pubbliche hanno saputo cogliere.

Il grafico settimanale euro/dollaro qui sopra, riassume molto bene il mandato di Draghi: i due cerchi gialli, da sinistra rappresentano rispettivamente il momento della dichiarazione che avete ascoltato e l’inizio del Qe.

Ma ora, il tempo è quasi scaduto. La Bce ormai può poco e chi fanfaroneggia di decrescita felice tra poco sarà accontentato. Ma toglieteci pure la parola felice.

Purtroppo siamo in una fase storica che vede il mondo governato da pazzi sanguinari da un lato e, per quanto riguarda l’Occidente da un cumulo di men che mediocri incompetenti, i cui oppositori però si stanno rivelando altrettanto insipienti. Volete degli esempi? Cara vecchia Albione…

INCUBO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Andiamo a divertirci con gli inglesi, che sembrano davvero aver perso il lume della ragione.

Come sapete, in settimana l’Alta Corte ha deciso che no, la non eletta May non può decidere da sola come trascinare il paese fuori dall’Ue.

Un risultato del tutto ovvio e prevedibile in una democrazia vera, che si va a sommare al risultato altrettanto preventivabile del referendum.

Inatti se è vero che il popolo si è espresso, nessuno e tanto meno ciò era contenuto nel quesito referendario, aveva autorizzato la May a prendere la strada di una uscita hard, cioè una uscita dura dove si sbatte la porta in faccia a tutto e a tutti, dove si esce anche dall’unione doganale, dal mercato unico con evidentissimi danni da qui a dieci anni per l’economia britannica.

May. Ce l’ha con i giudici impiccioni...?
May. Ce l’ha con i giudici impiccioni…?

La May non si è limitata ad ottemperare a un risultato referendario e questo, anche se l’esito non era vincolante, era politicamente e moralmente giusto. No, lei, per puri calcoli di potere personale e di presa del partito, ha deciso anche il come senza consultare il Parlamento.

Ma voglio fare anche l’avvocato difensore; ci sono anche un paio di buoni motivi per cui la premier può aver agito in questo modo: in primis andare a Bruxelles a trattare per la Brexit con un mandato preciso, votato dal parlamento significa andare subito a carte scoperte e dare quindi un vantaggio corposo ai corrispettivi europei; il secondo è che il parlamento inglese è composto da due camere: la Camera dei Lord costituita da non eletti, da gente che non deve rendere conto a nessuno e che non è votata da nessuno, i quali sono in massima parte contrari alla Brexit.

Poi c’è la Camera dei Comuni dove gli euroscettici abbondano, dove c’è un partito, quello Labour (laburisti, ovvero la “sinistra” che odia il suo leader Corbin e che è profondamente spaccato). Quindi grossi guai in vista.

Oltretutto poiché il governo May si è formato con l’unico mandato di portare il Paese verso la Brexit, essendo stata, la premier, umiliata dai giudici, si pone anche un problema di tenuta del governo stesso, nel momento in cui la sua ragion d’essere viene praticamente annullata: si va alle elezioni?

In ogni caso i mercati, dopo una prima reazione euforica di pancia, si sono resi conto che il periodo che segue sarà pieno d’incognite e, si sa, gli investitori non sopportano le incertezze.

Sembra di vedere gli anni 2008 e 2011
Sembra di vedere gli anni 2008 e 2011

Il risultato è stato un tonfo di Londra nelle ultime due sedute e cali vistosi in tutta Europa. La sterlina invece è salita abbastanza forte, ma sempre in un quadro sostanzialmente di debolezza marcata.

Ho sentito a Radio 24 un ascoltatore, evidentemente entusiasta per la Brexit, dire: “Visto la sterlina come vola? Alla faccia dei gufi!”.

Il poverino non ha capito niente, non ha capito che la sterlina è salita (di poco) perché la Brexit sembra allontanarsi…

Intanto l’inflazione sale e Carney, nella riunione di mercoledì della Boe, contrariamente ai propositi, non ha tagliato i tassi, conscio che un ulteriore svalutazione della sterlina aggiungerebbe altra inflazione che, non mi stanco di dirlo, sta mangiando il potere d’acquisto proprio di quella fascia di popolazione che ha votato Brexit in massa.

E I DATI ALLORA?

Mi direte: ma cosa dici, non li hai visti gli ultimi dati economici inglesi? Sì che li ho visti! Questa settimana sia il settore manifatturiero che dei servizi sono balzati ben oltre quota 50 dopo che i precedenti si erano attestati intorno a 47, cioè in zona recessione.

Quindi? Quindi niente recessione. Sarà peggio. Sarà una cosa più sottile e peggiore di una recessione. A tale proposito ricordo che, convenzionalmente, una recessione inizia quando si hanno più di due trimestri consecutivi di contrazione del Pil.

Nell’ipotesi che l’incertezza resti tale per qualche anno, se l’uscita dovesse essere disordinata, come ad ora appare, ci saranno conseguenze che ora appaiono ancora sottotraccia.

Riesaminiamole un attimo partendo dal dato più vistoso, dalla conseguenza immediata del referendum: il crollo della sterlina.

Si è deprezzata fortemente verso dollaro (da 1,70 a 1,25!) ed euro. Questo significa intanto che tutte le attività inglesi sono valutate meno dai mercati. Valgono meno e questo, è un danno immediato per tutti i risparmiatori e gli investitori inglesi, per gli imprenditori, per le aziende inglesi quotate. Ed è un danno miliardario.

LE FAMIGLIE

La ricchezza complessiva delle famiglie inglesi è stimata in 9mila miliardi di sterline e se ci aggiungiamo titoli governativi, terreni e altro, si arriva a 12 trilioni di sterline.

Quanta di questa ricchezza è scomparsa? Allora, certamente se consideriamo il mercato interno, inteso come farsi una gita a Londra o comprare un libro, nulla cambia.

Il Ministro degli esteri inglese
Il Ministro degli esteri inglese

Ma se consideriamo che il Pil inglese è fatto al 30% da importazioni, ponendo che, nel lungo periodo la sterlina resti svalutata del 10% rispetto a prima della Brexit, ecco che ci accorgiamo che la perdita secca, o meglio l’aumento dei costi d’importazione, si traduce, sui 12 trilioni, in 360 miliardi di sterline, ovvero 5625 sterline per ogni suddito di sua maestà, ovvero, al cambio attuale, 6319 euro a testa (non a famiglia, ma a testa!).

Questi 360 miliardi di sterline sono il 19% del Pil britannico del 2015: come potete ben capire si tratta di qualcosa di assai peggiore di una recessione, anche se non altrettanto visibile, poiché non sarà segnalato dal Pil e si svolgerà lentamente con una perdita progressiva di potere d’acquisto.

Naturalmente questo effetto potrebbe essere mitigato da una riduzione delle importazioni: ma fino a che punto uno stato moderno può “isolarsi” senza danneggiare se stesso? Temo poco o punto.

SÌ, MA LE ESPORTAZIONI VOLANO!

Asino di uno Scalas! E come la metti con le esportazioni? – dissero i fautori dell’uscita nella domenica dall’euro.

La mettiamo che ora le aziende britanniche sono più competitive, anche se la maggior parte delle materie prime costano di più, ma appena Brexit sarà, pagheranno salatissimi dazi per esportare, a meno che… a meno che la Gran bretagna non garantisca la libera circolazione di uomini e merci, e non contribiusca al bilancio comunitario come fanno Svizzera e Norvegia.

E allora gli inglesi sarebbero proprio becchi e bastonati. Dovrebbero garantire le stesse cose per cui hanno lasciato, pagando, senza poter più mettere becco nelle decisioni Ue e senza più ricevere i fondi Ue.

QUINDI?

Quindi in un’epoca così superficiale, in cui tutto passa per battute e slogan su twitter, dove non c’è memoria dello ieri e ancor meno capacità di pensare e proiettarsi nel tempo a venire, le conseguenze, lente ma inesorabili, non vengono valutate dagli inglesi, che probabilmente incoraggiati dalle esportazioni in crescita, si sentiranno invulnerabili e pretenderanno dai loro leaders così carenti di personalità, un’uscita dura. E la pagheranno. Cara.

INTANTO A WASHINGHTON

Ma se Albione piange, Washington non ride.

Oggi gli americani saranno costretti a scegliere tra una bugiarda patentata e un Berlusconi al cubo.

È ancora tutto da vedere...?
È ancora tutto da vedere…?

Ci sarà da divertirsi: le montagne russe di Disneyworld saranno niente paragonate alle reazione dei mercati. Ci sarà una volatilità da grandi occasioni e chi sarà paziente e avrà sangue freddo e pelo sullo stomaco potrebbe fare un sacco di soldini.

Sì lo so, è bieca speculazione… ma ci si diverte molto: osservare la follia da dietro un pc è sempre molto istruttivo.

Io tenterò sul cambio principe che è euro/dollaro e che si comporterà nel seguente modo: ieri e oggi  (saranno tutti preoccupati e timorosi che vinca Trump) sarà un crescendo dell’euro (e dello yen e del franco svizzero) poi, se eleggono la Clinton, allora il dollaro partirà a razzo su tutti e l’euro andrà giù in picchiata, come la sterlina, lo yen e il franco svizzero.

In caso contrario dollaro a picco ed euro a 1,15. Qui lo dico.

Ma dei nostri polli americani ve ne parlo dopo: perché chi lo dice che Trump è peggio della Clinton? Chi lo dice che avere un ottimo rapporto con Putin non sia un bene anche per tutto il resto del mondo?

E se fosse un ottimo presidente come lo è stato un attore di nome Reagan? In ogni caso la Clinton rischia grosso.

A presto!

[Massimo Scalas]

[Fonti: Bloomberg, Financial Times, Twitter, Forexlive]

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