wonderland planet. LA LEZIONE DELLA BREXIT

La festa è finita
La festa è finita!

DUNQUE LA FESTA è finita e gli inglesi iniziano a capire due cose.

La prima è che da oggi in poi dovranno pagare per commerciare con l’Ue, senza peraltro ricevere più i generosi stanziamenti europei, la seconda è che anche loro, hanno i loro bei buffoni al governo e all’opposizione. Buffoni, che nel proporre e cavalcare il referendum si sono scordati di dire che le persone, provenienti da fuori, continueranno a arrivare come sempre.

Uno di loro, per premio, è diventato ministro (Johnson).

Il crollo verticale dei servizi sul Pil
Il crollo verticale dei servizi sul Pil

Infatti, la nuova premier inglese May, ha iniziato il suo tour europeo, propedeutico alle trattative con l’Ue, che hanno come probabile, anzi certo punto d’arrivo, un trattato di associazione simile a quello stipulato con la Norvegia e con la Svizzera.

Orbene, si dà il caso, che i punti salienti di questi trattati sono la libera circolazione delle persone e delle merci e il contributo, che queste nazioni sono tenute a dare al bilancio comunitario pur non facendo parte dell’Unione: come già avevo postato… “Chi siete! Cosa portate? Un fiorino!”.

I PRIMI DATI POST BREXIT

Oggi sono arrivati i primi veri dati post Brexit e son dolori, infatti l’indice dei direttori degli acquisti nel settore servizi di luglio è crollato da 52,4 a 47.

Come dico sempre, 50 è lo spartiacque tra crescita e recessione, e qui trattasi di una bella botta. Va meglio il settore manifatturiero, ma sappiamo che l’economia inglese è ormai un economia dei servizi. E questo dato segnala meglio di ogni altro il blocco istantaneo che c’è stato negli investimenti esteri.

VOCI DISSONANTI

Ci sono però alcune voci, che si levano in dissonanza dal coro delle Cassandre, come per esempio quella del miliardario Steven A. Cohen, che con la sua Point72 Asset Management, ha raddoppiato, nelle ultime settimane, la sua forza lavoro a Londra.

Asserisce che la Brexit è una nuova opportunità specie ora che molti fuggono e i prezzi dell’immobiliare crollano.

Qui l’articolo completo del New York Times e qui il Telegraph, che ci spiega che dopo una sbandata iniziale, l’erogazione dei mutui è ripresa senza troppi intoppi.

Personalmente penso che sia ancora presto per giudicare e penso anche che, alla fine, come per la Norvegia, il tutto si risolverà in una formula per la quale gli inglesi se ne staranno fuori, essendo dentro e… pagando per restarci. Non un bell’affare. Per loro.

MORALE, DRAGHI NON GIOCA PIÙ

Dall’Unione Europea, si può uscire solo per dissoluzione della stessa. Se lo fai da solo ti spari sui piedi: peggio ancora se cambi valuta (cosa che non è toccata agli inglesi).

Non gioco più. Me ne vado… davvero!
«Non gioco più. Me ne vado… davvero!»

Intanto questa settimana abbiamo avuto il board mensile della Bce: come previsto Draghi non ha modificato la politica monetaria, ma la conferenza stampa è stata molto interessante. In buona sostanza il buon Mario si è stufato cioè ha detto per l’ennesima volta che i governi non hanno fatto nulla e devono fare, fare le riforme strutturali e dare segno di esistere come Unione.

Un Draghi ormai politico, che, suo malgrado esonda dal suo ruolo, costretto da questi imbecilli che non hanno una politica economica, estera, delle frontiere e che, infatti, si sono ben guardati dall’insorgere per l’invasione di campo.

Tutti zitti a bofonchiare, con le orecchie basse – da somari quali sono.

La novità più grossa, se così si può dire, è che la Bce avverte che, sì, loro sono pronti a fare ancora di più, ma solo dopo che i governi avranno iniziato a fare davvero la loro parte.

Ora rendiamoci conto che è dal 2008 che attendiamo tutti, non solo la Bce, che la Commissione Europea batta un colpo. Nel frattempo gli Usa, grazie all’azione comune della Fed e della presidenza Obama, sono fuori dalla recessione da ormai 7 anni!

UN AIUTO PER L’ITALIA

Tra l’altro Mario Draghi ci dà una mano, sollecitando una discussione e una soluzione alla crisi bancaria che attanaglia le banche italiane ma non solo. I tedeschi, per altro tipo di problema ci fanno compagnia con alcune delle loro.

A questo punto è chiaro a tutti che Mario Draghi ha acquisito un ruolo che va ben al di là del suo mandato: è, a tutti gli effetti, il politico più importante per l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Pensate solo per un attimo dove saremmo ora se non avesse, nonostante la guerra a tutto campo dell’azionista di maggioranza relativa Bundesbank, deciso e convinto la maggioranza del board a decidere di comprare a man bassa i debiti pubblici sparsi nell’Ue.

L’Italia, va ribadito, non ha dichiarato bancarotta solo ed esclusivamente per questo motivo. Mettiamocelo in testa.

AL G20 INTANTO…

Un momento di relax al G20...
Un momento di relax al G20…

Intanto siamo all’ennesimo G20, dove registriamo queste tre dichiarazioni:

  • Il ministro delle finanze cinese Lou Jiwei ha detto che le principali economie del mondo hanno bisogno di aumentare il coordinamento per promuovere la crescita sostenibile.
  • Il segretario al tesoro americano Jack Lew ha dichiarato che gli impegni da parte dei membri del G20 ad astenersi da svalutazioni competitive hanno contribuito a sostenere la fiducia economica (sarà per questo che i cinesi continuano a svalutare lo yuan) e probabilmente non c’entra nulla l’incontro riservato col ministro giapponese delle finanze Aso. Sai com’è… questi vogliono lanciare l’Helicopter Money.
  • Pier Carlo Padoan dice che vuole chiarimenti sui tempi e il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Domanda a premi: quale di queste tre dichiarazioni c’entra come il cavolo a merenda con un G20? Del resto quando si esagera con la grappa, uno non sa più dove si trova: sarò al G20 o sarò in Commissione Europea?

LE BORSE

Questa settimana stiamo avendo la conferma di come i mercati, purtroppo, si stiano abituando agli attentati terroristici. Le reazioni sono sempre più lievi e di minor durata.

Nel valutario l’euro è sceso sul dollaro, ma non si è trattato di un crollo. La sterlina pare forse aver concluso la fase di rimbalzo e sembra predisporsi nuovamente al ribasso per quella che, secondo me, potrebbe essere una discesa che potrebbe trovare il suo fondo con la riunione Boe (Banca Centrale Inglese) di agosto, quando potrebbe essere decisa una nuova fase di espansione monetaria (Qe).

Unica nota improntata al timore, è stata, dopo una prima parte di settimana di risk-on (predisposizione al rischio), il ritorno degli acquirenti di yen, valuta rifugio per eccellenza nei momenti di avversione al rischio (risk-off).

Per quanto riguarda gli indici, questa è stata una settimana record per lo Sp500 americano: i crolli di gennaio e febbraio sono dimenticati e tutto va ben, madama la marchesa.

Questa assurdità, impone più di una riflessione:

le borse, sono oggi più che mai una specie di cavallo da rodeo, sono cioè diventate un posto molto difficile da frequentare per due ragioni:

  1. in questo periodo sono completamente scollegate dai fondamentali, si comportano come quel tale che ha la febbre e quindi va a ballare
  2. i grandi speculatori hanno completamente abolito il trading (la negoziazione) manuale, usano computer sempre più potenti e sofisticati, in grado di elaborare in frazioni di secondo i rilasci dei dati economici e far partire ordini giganteschi anticipando a volte la reale comparsa sugli schermi dei dati stessi.
Quando il gioco si fa duro, si cade da cavallo
Quando il gioco si fa duro, si cade da cavallo

Essi si basano su parole chiave e analizzano, in questo modo, non solo i dati, ma anche le relazioni, i verbali aziendali dei banchieri centrali e dei politici.

Capita così di veder partire ordini e contro ordini in pochissimi secondi. Volete che vi dica quante volte sono rimasto esterrefatto nel veder il mio guadagno pazientemente accumulato in giorni di operatività, spazzato via in 3 secondi? O quante volte ho visto una perdita trasformarsi in una specie di marcia trionfale?

Naturalmente questo muoversi caotico, nel lungo termine ha un senso: ricordiamoci che l’economia mondiale, tra crisi e recuperi è costantemente cresciuta dagli albori dell’umanità ad oggi e così le borse.

Personalmente resto convinto che questa fase trattasi di gigantesca bolla finanziaria in via di gonfiaggio: troppi soldi in circuito, troppi a gonfiare il valore delle aziende in maniera del tutto sproporzionata rispetto al fatturato.

Per capirci sembra un po’ di vedere il calciomercato, con cifre folli pagate per calciatori a fine carriera indipendentemente dal fatturato della società, vuoi perché ci sono gli sceicchi che non sanno come impiegare i soldi che gli escono dal deserto, vuoi perché son cinesi o russi con patrimoni personali pari al Pil di qualche media nazione africana. Prepariamoci al botto.

NUOVA SETTIMANA IN ARRIVO

Per chiudere, le scadenze da monitorare in settimana. Essenzialmente due, la riunione del Fomc, il braccio operativo della Fed (Banca Centrale Americana) mercoledì e la riunione della Boj (Banca Centrale Giapponese) nella notte di venerdì.

In teoria questo è il momento migliore per Yellen, per far scattare il secondo aumento dei tassi di riferimento americani: il mercati sono ai massimi, come abbiamo detto, e quindi se non ora quando? Risposta: quando.

6 Banzai
Chi Pang all’attacco

Mi meraviglierei se la nostra ci sorprendesse tutti, ma penso che ancora staranno fermi, con la scusa di valutare l’effetto Brexit sull’economia americana. La verità è che incombono le elezioni americane e quindi fino a dicembre non se ne parla.

Quanto ai giapponesi, mordono il freno da mesi: da bravi samurai, vorrebbero fare a pezzi quel che resta della sostenibilità del loro bilancio pubblico, ma sino ad ora, gli Usa sono riusciti a bloccarli.

In effetti è in corso un fragile tentativo per dare al mondo un minimo di coordinamento delle politiche monetarie.

Probabile che anche qui tutto resti fermo, anche perché il premier Abe ha in mente di aggirare lo stallo in cui si trova la Boj, con un maxi stimolo fiscale… Americano aggirato, americano gabbato.

Alla prossima.

[Massimo Scalas]

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