wonderland planet. MACRON, IL POTERE VERO HA PERSO LA PAZIENZA

Dopo la Brexit e Trump è l’ora della Francia

LE PEN a meno di miracoli non ce la farà: nel confronto diretto con Macron ha tentato de fare la Trump, ma non le è riuscito.

Il pubblico francese non è quello americano e lei si è dimostrata così ignorante sui temi economici, che uno, dopo averla ascoltata non può far altro che sorridere e passare oltre.

E poi parliamoci chiaro, Le Pen è ormai l’ultimo campione del vecchio sistema dei partiti francese.

E Macron? Chi è davvero costui?

L’ARGINE POPULISTA AL POPULISMO:
L’ULTIMA FRONTIERA EUROPEA

Curioso constatare, come l’Europa delle élites stia rispondendo al populismo con altrettanto populismo, magari un po’ chic, magari in giacca e cravatta. Ma sempre populismo è: in Italia lo vediamo con Renzi (che però ha fallito e presto ce lo leveranno di torno), molto più simile ad un Peron dei giorni nostri che ad un moderno statista europeo.

Il nuovo e il vecchio o il vecchio e il nuovo?

In Francia lo intravediamo in Macron, bambino prodigio della politica (39 anni), che propone un populismo soft che non deve ingannare: egli è senz’altro espressione del sistema, quello vero, che non è rappresentato dai politici ma dal potere economico.

Quello del sistema finanziario mondiale, il quale, in mancanza di politici all’altezza, ha iniziato a inviare sul campo i suoi uomini saltando l’intermediazione politica. Piaccia o no, questo accade: d’altro canto chi può oggi prendere le difese della politica?

Attenzione perché la cosa ci riguarda da vicino e passato il periodo renziano (che non è all’apice ma al contrario è prossimo alla fine), finito l’esperimento dei 5 stelle, che a meno di clamorose svolte, darà il colpo finale al nostro traballante paese, arriveranno anche qui gli uomini del potere economico.

BREVE STORIA DI MACRON

Ena, in Francia la politica si forma qui dentro

L’uomo nuovo della politica francese esce dall’Ena, la scuola che forma le élite politiche che governano il paese dai tempi di De Gaulle, inizia subito bene diventando ispettore delle finanze, nel 2007 viene assunto dall’economista Jacques Attali in seno alla Commissione per la liberazione della crescita francese.

Quest’ultima era appena stata creata dal presidente eletto, Nicolas Sarkozy, affinché gli suggerisse delle vie di riforme. Macron deve scrivere i verbali, ma anche tentare di conciliare i prestigiosi membri di questa commissione.

Tra loro, il Ceo di Axa (assicurazione) Claude Bébéar, la direttrice generale di Areva (nucleare) Anne Lauvergeon, così come Peter Brabeck, allora amministratore delegato (Ceo) di Nestlé.

NESTLÉ, UN AMORE A PRIMA VISTA… (continua)

La sede della Nestlé in Svizzera

Macron e Brabeck s’intendono a meraviglia. In questa commissione, “Emmanuel Macron è iperattivo, scrive la giornalista del quotidiano ‘Les Echos’ Nathalie Silbert, che ha raccolto le testimonianze di una ventina di partecipanti. Rompe gli schemi… Bacia persino l’intimidatorio Peter Brabeck, accento austriaco e occhi azzurri d’acciaio”.

I due uomini “continuano a vedersi”, osserva Marc Endeweld nel suo libro “L’ambiguo signor Macron”. “Tra loro si instaura un rapporto di fiducia, al punto che l’austriaco proporrà a Emmanuel Macron di far parte della direzione francese della Nestlé”. Macron declina l’invito.

L’anno seguente, Macron entra in un’altra commissione, sul futuro delle professioni legali, dove incontra Hans Peter Frick, direttore dei servizi giuridici della Nestlé.

BANCHIERE DA ROTHSCHILD

Comanda chi ha i soldi: il resto è spettacolo

Nel frattempo, l’ambizioso Emmanuel è diventato banchiere. E non in una banca qualsiasi: alla Rothschild, assunto come amministratore, nel dicembre 2010 è diventato il più giovane socio-amministratore della potente banca d’investimento.

Questo non gli impedisce di essere consulente del candidato socialista François Hollande quando costui si lancia nella campagna presidenziale.

NESTLÉ, C’È SEMPRE UN PERCHÉ (fine)

All’inizio del 2012, il gigante farmaceutico americano Pfizer mette in vendita la divisione di nutrizione infantile. La Nestlé si candida, così come il gruppo americano Mead Johnson e quello francese Danone. Il gruppo svizzero si rivolge alla Rothschild & Cie per gestire la trattativa. Un piccolo exploit per Macron, poiché la Nestlé non era mai stata cliente della Rothschild.

Macron, il candidato Rothschild

Ma di fronte c’è la banca Lazard, diretta concorrente della Rothschild, che consiglia Danone, favorito della gara. Macron moltiplica i viaggi tra Parigi e Vevey (sede Nestlé) per prodigare i suoi consigli a Brabeck e alla sua squadra. In aprile, Danone fa l’offerta più alta. La tensione sale sul fronte della coppia Nestlé-Rothschild.

Macron “riesce a convincere (Brabeck) ad aumentare la propria offerta, alcuni secondi prima dell’inizio del consiglio di amministrazione” della Nestlé, racconta Marc Endeweld. L’affare è fatto, per 11,9 miliardi di dollari. L’operazione frutta un buon milione di euro al giovane banchiere.

HOLLANDE E LA CONSACRAZIONE

Mentre consigliava Nestlé, il banchiere “incontrava di continuo la cerchia del futuro presidente, fornendo appunti e riflessioni sulla crisi, la macroeconomia, le banche e altro. Fino al momento in cui è chiamato all’Eliseo”, scrive Martine Orange, autrice di” Rothschild, una banca al potere”. All’inizio di maggio 2012, Emmanuel Macron è insediato all’Eliseo come segretario generale aggiunto, presso il nuovo presidente della Repubblica, François Hollande.

Nel 2014 è nominato ministro dell’economia, dell’industria e del digitale nel governo di Manuel Valls. In dicembre, presenta al Consiglio dei ministri il disegno di legge per la crescita, l’attività e le pari opportunità economiche, detta anche “legge Macron”.

Il suo obiettivo: “sbloccare l’economia francese”, modificando in particolare le disposizioni in materia di lavoro domenicale, professioni regolamentate, trasporto e patente di guida, e l’apertura del mercato delle corriere. (manco a dirlo i sindacati francesi si mobilitano e avviano un periodo di scontri di piazza….)

Nel 2016 fonda il movimento politico “En marche!”, che si definisce “transpartitico”, né di destra né di sinistra. Il 30 agosto, si dimette dalla funzione di ministro dell’economia, per dedicarsi al suo movimento politico e alla candidatura alla presidenza francese.

PICCOLA PREVISIONE MONETARIA

I mercati hanno continuato a salire dopo il primo turno delle elezioni francesi, il cambio Eurusd, domenica 23 aprile ha aperto con un salto da 1,075 a 1,092 che è tanta roba e stasera potremmo trovarci a 1,12 se Macron vince. E se vince la Le Pen? Semplice, vedremo euro e mercati in picchiata, con il cambio che probabilmente andrà alla parità nel giro di pochi giorni, una roba tipo Brexit per intenderci.

CONCLUSIONE

Sembra che siamo ben avviati…

Probabilmente stasera Macron sarà presidente, lo sarà presentandosi come alternativo e in un certo senso lo è: per la prima volta l’economia dei mercati finanziari, delle multinazionali e delle grandi banche d’affari presentano un loro candidato alla luce del sole. I francesi lo sanno, ma l’alternativa è la ricetta semplice e sbagliata, perché già tentata senza successo negli anni 30 del secolo scorso, di Marine Le Pen.

E poi, forse, in questa epoca di cultura di stampo leninista che impera i Francia come in Italia, nessuno pensa e dice che forse, esiste sempre una maggioranza silenziosa che ne ha le scatole piene di farsi imporre i dogmi dei papponi sindacal-intellettuali di sinistra (la destra non ne ha perché non esiste la destra…è una sinistra sotto mentite spoglie), che da sempre, magnano, bevono (e vanno in crociera… vero Barbagallo?) e dialogano sull’uomo, alle spalle dei lavoratori. Una maggioranza, che vuole servizi pubblici efficienti, che vuole Uber perché non può permettersi le tariffe monopolistiche dei taxi, perché ha figli che studiano lontano da casa a con Flixbus possono andare e tornare a 1 euro.

E perché in definitiva, iniziano a intuire che forse, la colpa dei loro guai non è l’euro e la globalizzazione (una pacchia per i politici prendersela con cose così enormi e in definitiva astratte, perché significa non rendere conto mai del loro operato quotidiano), ma gli incapaci che si candidano e vengono votati, iniziano a capire che è meglio un sistema arido ma funzionale piuttosto che i paroloni evocativi e retorici dei chiacchieroni della politica politicante.

[Massimo Scalas]
[Fonti: Swissinfo]

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