wonderland planet. MONDO SOTTOSOPRA ALMENO FINO AL 2020-21…

Moneta sovrana, risultato Grecia
Moneta sovrana, risultato Grecia

I CINESI fanno gli inglesi e gli inglesi aspirano a fare i cinesi.

Paul Krugman, noto economista e premio Nobel, sostiene, in compagnia di milioni di persone in tutto il mondo, che la svalutazione della sterlina permetterà al Regno Unito di aumentare le esportazioni. Ovvio no? E ve lo ridico ancora.

Peccato che non facendo parte del Wto (Organizzazione Mondiale del Commercio), la Gran Bretagna, una volta fuori dal mercato unico europeo e, dall’unione doganale, vedrà applicare dazi pesanti alle sue esportazioni.

LA FAVOLA DELLA MONETA NAZIONALE

E qualcuno può, per cortesia, spiegarmi come mai una nazione che ha una propria valuta e la piena sovranità monetaria (può cioè stampare moneta a volontà e svalutare finché vuole) nel periodo 2007-2015 ha visto gli stipendi reali (al netto dell’inflazione) diminuire del 10,4%, peggior risultato mondiale a pari merito con la Grecia?

Non ci avevate sempre raccontato, cari Stiglitz, Bagnai e gitanti dell’uscita dall’euro nei weekend vari, che, senza la moneta sovrana, era normale recuperare competitività abbassando i salari (ovvero, ci siamo impoveriti a causa dell’euro… secondo loro)? E com’è che qui avendo la moneta sovrana i salari sono scesi in picchiata? Come? La Realtà è cattiva e in combutta con i poteri forti? Ah , beh…

LA TEMPESTA PERFETTA

Quindi, nel Regno Unito abbiamo oggi una combinazione perfetta:

  • un decennio di salari a picco, dovuti alla predominanza della finanza sulla manifattura cioè alle scelte del governo inglese
  • la sterlina in picchiata che, in un Paese importatore netto significa inflazione e perdita di potere d’acquisto per le classi meno abbienti (come abbiamo visto)

Ma come, mi direte voi: ma la Bce non ci spiega che l’inflazione è cosa buona e giusta?

Ed ecco la bilancia sbilanciata degli inglesi
Ed ecco la bilancia sbilanciata degli inglesi

Allora, ci sono due tipi di inflazione, quella dovuta a un economia che cresce che è accompagnata da aumenti salariali ed è indice di buona salute; e quella importata dall’estero, in presenza di un’economia stagnante o in debole crescita.

Questo è il caso inglese ed è cosa non buona.

Ma perché poi, la sterlina si svaluta? Speculazione? Riduttivo. In realtà la signora May (may più una così), ha mostrato chiaramente di volere un uscita “dura” dall’Ue, via non solo dall’Ue, ma anche, come dicevamo, dall’unione doganale. Una follia.

Qui potete capire perché

Questo è il grafico decomposto delle partite correnti britanniche (saldo attivo/passivo degli scambi commerciali con l’estero): come notate l’unico componente in attivo è quello dei servizi, cioè dei servizi finanziari, che sono quelli che reggono l’economia britannica e sono quelli destinati a un brusco ridimensionamento a Brexit avviata.

VENDESI FONTANA DI TREVI

IN TRAFALGAR SQUARE

Dal Financial Time (questi Padoan lo pigliano di tacco)
Dal Financial Time (questi, Padoan, lo pigliano di tacco…)

Capita così di assistere sgomenti all’azione di questi magliari d’oltremanica (ma lo sapete che quasi quasi rivaluto Brunetta e Padoan?) i quali, propongono di uscire dall’unione doganale ma di restare dentro per quanto riguarda il settore auto e dell’aviazione. Menu à la carte, s’il vous plait! Leggere per credere:

Intanto però la Nissan… va dalla May e le dice che se escono dall’Ue e non gli danno dei bei sussidi, loro chiudono baracca e burattini e tornano a casa.

UN’AMARA VERITÀ

«Questi non sanno nemmeno accendere un sigaro!»
«Questi non sanno nemmeno accendere un sigaro!»

A questo punto, come non solidarizzare con lo Zio Paperone di turno che svende sterline? Perché diciamolo chiaro, nessuno mette soldi dove li usano per accendere i sigari. Hanno ragione!

Quindi, ricapitolando, se il Regno Unito, che ha trasformato in questi decenni la propria economia da manifatturiera a economia di servizi finanziari, perderà, perché perderà, la propria caratteristica di centro finanziario mondiale, cosa accadrà?

Accadrà che dovrà nuovamente riconvertirsi alla manifattura, tornerà a competere sui mercati.

E dovrà farlo oggi, nel pieno della contrazione dei commerci mondiali, scontrandosi con certi tipini, tipo Cina, con i quali noialtri abbiamo a che fare da decenni.

Repubblica Popolare d’Inghilterra
Repubblica Popolare d’Inghilterra

E per farlo dovrà, per forza di cose, contenere i salari, i salari della working class, che ha votato la Brexit, che vede già ora i suoi magri stipendi erosi dall’inflazione dopo un decennio andato come abbiamo spiegato sopra.

E il cerchio si chiude… in testa ai soliti. Ma del resto non è da ora che sostengo che la democrazia è un lusso per pochi. Purtroppo non possiamo permetterci nuove dittature, ma se non agli imbecilli, che si camuffano abilmente in tutti gli strati sociali, andrebbe vietato il voto almeno a tutti quelli che non hanno compreso chiaramente cosa stanno andando a votare e cosa significherà per il loro futuro.

Ma voi non ci credete vero? Ecco allora un interessante articolo di Bloomberg dove ci viene spiegata la situazione serissima in cui versano piccole e grandi aziende inglesi, con i costi per la copertura derivata dal rischio-cambio esploso all’improvviso:

  • Sports Direct International Plc a causa del solo falsh crash di due settimane fa ci rimette al momento 35 milioni di sterline
  • Easy Jet, la compagnia aerea, porta in passivo nella trimestrale del 30 settembre, 90 milioni di sterline solo per l’aumento del costo carburante
  • i quattro quinti delle 1000 aziende più importanti che avevano speso molto per coprirsi dal rischio-cambio prima della Brexit si ritrovano, ora, con la continua discesa della sterlina: saranno ora costrette, esaurito l’ombrello protettivo, ad alzare notevolmente i prezzi

Secondo gli economisti il vero dolore inizierà ad anno nuovo, quando questi effetti si moltiplicheranno e intanto, il costo per coprire i rischi derivati dal cambio va salendo di continuo.

Per il 2017 si prevede un aumento medio dei prezzi alle importazioni del 10-15%. Naturalmente è chiaro che chi esporta è favorito, ma chi vive e vota in Uk vivrà momenti difficili.

LE ALTERNATIVE

C’è un’altra strada? Certo che sì, a patto la smettano di bere.

Per oggi può bastare
Per oggi può bastare

Le alternative sono 3:

  1. non uscire dall’Ue
  2. aderire, come la Norvegia all’Area Economica Europea, il che vuol dire cacciare i soldi per sostenere il bilancio Ue senza farne parte e senza poter mettere becco, in cambio dell’accesso al mercato unico
  3. fare accordi bilaterali come la Svizzera, che proprio in questi giorni, per non perdere l’accesso al mercato Ue, si sta rimangiando in modo clamoroso, e per la prima volta nella sua lunga storia, il referendum con il quale due anni fa chiudeva in parte le porte agli immigrati

Lo so, mi rendo conto che sono giorni che vi riparlo della Brexit; ma mi pare un caso così macroscopico di autolesionismo collettivo che vale la pena stare sull’argomento in maniera esaustiva. Dove per autolesionismo non s’intende la Brexit, ma come questa sta non avvenendo.

Gli inglesi sono riusciti a darsi fuoco in un deposito di munizioni, senza che nemmeno abbiano ancora attivato le procedure per uscire dall’Ue (sì, è vero che noi abbiamo un tale che ogni giorno minaccia di farsi saltare in aria in un bunker di cemento armato: ma poi non lo fa).

Intanto sabato Angela Merkel ha ribadito che non ci saranno concessioni sulla libera circolazione di merci e persone, perché, spiega, se così non fosse sarebbe la stura a una serie di rivendicazioni analoghe da parte di altri Paesi. Cioè l’inizio della fine dell’Ue.

GROSSO GUAIO A CHINATOWN

Intanto in settimana, come non ci fosse altro, ci è giunto, nella notte tra mercoledì e giovedì, lieve come una piuma, il dato sulla bilancia commerciale cinese:

  • esportazioni annuale mese di settembre: -10% rispetto a -2,8% precedente
  • importazioni annuale mese di settembre: -1,9% rispetto a +1,5% precedente

Il crollo è davvero fragoroso e ha un duplice significato, che il mondo non chiede manufatti cinesi a basso prezzo, e se non lo chiede è perché le persone a cui si rivolgono questi prodotti, non tengono più trippa nel portafoglio.

«mi si sono depressi anche i cinesi!»
«Mi si sono depressi anche i cinesi!»

Ma, ancora più grave, dopo decenni di crescita dell’indice, quello relativo alle importazioni, i cinesi consumano meno. Naturalmente i dati mensili sono per natura volatili, ma questo è davvero un campanello d’allarme, che non depone bene per i commerci mondiali nel 2017.

Le cause sono molteplici, dall’onda lunga della crisi esplosa nel 2008, che, probabilmente spargerà i suoi effetti nefasti ancora per 3-4 anni (poi inizierà un nuovo ciclo espansivo: segnatevi il 2020-21 come inizio di una nuova fase di crescita mondiale), al nuovo protezionismo che avanza, causa memoria corta dell’umanità (occidentale), che rimpiange tempi che non andrebbero rimpianti e che non rimpiangono di sicuro, quelli che hanno assaggiato le “delizie” dell’uomo solo al comando, del grano nelle aiole e delle gite in treno a Mauthausen.

Beh, in ogni caso siamo in attesa di ulteriori dati dalla Cina: li aspettavamo tra sabato notte e oggi. Ma non sono usciti, chissà perché.

In ogni caso, quanto accade è a mio parere l’ennesima dimostrazione di come sia una pia illusione pensare di risolvere magicamente i propri problemi sganciando semplicemente la carrozza dal treno.

Qui o se ne viene fuori tutti insieme o si affonda tutti insieme. Troppo complessa e interconnessa l’economia di oggi per pensare di cavarsela a buon mercato e da soli.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Reuters, Bloomberg, Financial Times, Phastidio, Forexlive]

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