wonderland planet. NESSUN DORMA

Camillo Benso Conte di Cavour
Camillo Benso Conte di Cavour

BENE. Weidmann è in via di guarigione. I tedeschi tirano un sospiro di sollievo. Dopo il pilota della Lufthansa che fece schiantare l’aereo sui Pirenei, la nazione temeva il peggio.

Infatti mister Buba (nome affettuoso con il quale i tedeschi chiamano la Bundesbank), è sceso in Italia come un lanzichenecco e ci ha rimessi in castigo. Testuale: “Foi ezzere pimpi kattifi, sforare zempre patten di stapilità… yuk! yuk! (risaten)… a tire fero è ta Cafour ke non rispettate patten… ma noi infinitamente puoni con pampini…”.

Intanto Draghi non le manda a dire e continua a lanciare petardi in casa tedesca. Per preparare al meglio un’audizione che si terrà al Bundestag (Parlamento tedesco) ha pensato bene di farsi intervistare dalla Bild (quelli degli ambulanti esplosivi sulle nostre spiagge…) per dire che:

  • “la mia nazionalità appassiona solo i media tedeschi”
  • “se i tassi sono ora bassi e non remunerativi per i risparmiatori tedeschi, sarà forse il caso che trovino altri modi per investire i propri soldi”

Voci da verificare danno questa settimana Schauble a smoccolare sotto un ritratto di Bismarck… Draghi è stato visto in un negozio di Francoforte mentre acquistava un elmetto da indossare il giorno dell’audizione.

Draghi nell’orto degli ulivi prima dell’audizione al Bundestag
Draghi nell’orto degli ulivi prima dell’audizione al Bundestag

Intanto la Fed e la Boj hanno fatto le loro brave riunioni riassumibili con un: tanto rumore per nulla. I mercati speravano in una maggiore chiarezza da parte della Yellen, che non c’è stata e Kuroda… Kuroda… Signore, Gesù!

Non puoi lasciar filtrare che hai intenzione di raddoppiare il Qe (debito pubblico) e abbassare ancora di più i tassi in territorio negativo e poi non fare niente… Perché poi se accade che le borse vadano in rosso con l’indice giapponese Nikkei che perde il 9% in 24 ore, non te ne puoi stupire.

In ogni caso il mese di aprile si è chiuso con un recupero fortissimo dell’indice americano Sp500, tornato praticamente ai massimi, mentre il petrolio Wti veleggia intorno ai 45 dollari al barile, sempre alle prese con una forte resistenza tecnica.

Quindi direte voi, tutto bene, scampato pericolo… Mmmm… Sarebbe bello e semplice se un crollo della portata vista nei primi due mesi dell’anno fosse risolto magicamente in un bel mesetto. La realtà è che si sente puzza di bruciato, perché i fondamentali economici non sono affatto migliorati.

L’area Ue questa settimana piomba in piena deflazione, con l’Ipc annuale (indice prezzi al consumo) a -0.2%, il Pil Usa, del primo trimestre (rilascio preliminare) passa da un +1.4% precedente a un +0.5% attuale, segnando una brusca frenata, la Apple dopo ben 53 trimestri consecutivi di crescita segna una bella botta d’arresto nel primo trimestre, con 10 milioni di pezzi in meno in meno venduti nel mondo rispetto alla precedente rilevazione, con un fatturato in calo del 18% (-26% in Cina).

Sp 500
Sp 500

I due colossi petroliferi Usa, Exxon e Chevron hanno visto un crollo verticale degli utili per Exxon (-68%) e Chevron addirittura in rosso per 760 milioni di dollari.

Eppure in aprile vediamo che le materie prime segnano un miracoloso +20% nelle quotazioni (anche se il crollo era stato del 60% nei primi due mesi dell’anno. E allora? Cosa succede?

Accade che in Cina, come già avvenne l’anno scorso, si sono scatenati gli speculatori, con acquisti massicci sulle materie prime: nel mese è stato acquistato tanto acciaio da poter costruire 15mila ponti come il Golden Gate di S. Francisco. Cosa se ne faranno è un mistero… o meglio, poiché non è una conseguenza di una ripresa economica, prepariamoci a rivedere una massiccia ondata di vendite una volta che il prezzo sarà giunto, e forse lo è già, a un livello tale da rendere la speculazione remunerativa per gli acquirenti.

Parlando di Cina, importante notare l’interesse di Evergrande Group, enorme conglomerato statale attivo in quasi tutti i settori economici, e Jack Ma patron di Alibabà (l’Amazon cinese) per il Milan. Ora, si sa che queste cose, quando arrivano dalla Cina, sono qualcosa di più di un affare economico. C’è sempre lo zampino del Politburo, senza il quale nessuna foglia, pubblica o “privata” si muove.

Cinesi e Milan
Cinesi e Milan

Pare che il governo cinese, si sia accorto che il cinese medio ha del tempo libero… Sissignori! Fine del leggendario cinese che lavora 36 ore al giorno (e a Prato non muore mai). I cinesi della classe media iniziano a scoprire il tempo libero, il cazzeggio al bar con l’aperitivo, le letture, il cinema. Hanno tanto tempo per pensare.

E il Politburo giustamente si preoccupa di quello che possono pensare… pensando troppo. Ecco allora l’intenzione dichiarata di espandere sempre più l’interesse per il calcio: devono aver studiato per bene l’Italia e l’italiano medio e si sono convinti che è meno costoso e più divertente applicare la locuzione latina “panem et circenses” al popolo, che la lobotomia generalizzata in ospedale.

L’acquisto del Milan sarebbe dunque frutto di una strategia precisa che va ben oltre l’affare economico.

Tornando agli speculatori cinesi, la Crsc (Consob cinese) è in allarme rosso e vuole a tutti i costi evitare il bis dell’agosto scorso, quando un improvviso, rovinoso crollo di borsa azzerò i risparmi di milioni di cinesi… anche perché l’allora capo della Consob cinese ci rimise il posto e venne pure arrestato. Ultima dalla Cina: probabilmente verrà introdotta l’Iva, che lì non esisteva fino ad ora.

Chiudiamo la carrellata internazionale, con una grave notizia dall’Arabia Saudita: pare che la casa regnante si appresti a comunicare al popolo due cose:

  • Dovranno pagare le tasse, che lì non esistono per i nativi
  • Dovranno anche, probabilmente e prima o poi, lavorare
È una tombola anche per loro
È una tombola anche per loro

Lo so che sembra un altro mondo (e lo è… e per fortuna non è il nostro), ma l’Arabia Saudita è un deserto che galleggia sul petrolio, abitato da 27 milioni di abitanti, di cui circa 10 sono immigrati al servizio degli indigeni e dell’industria del petrolio.

La guerra commerciale scatenata dai sauditi stessi contro i produttori americani di shale oil, ha mandato in rosso il bilancio statale e quindi i tempi cambiano e si fanno duri anche per loro che non hanno mai fatto un cappero in vita loro, salvo finanziare gli estremisti islamici in tutto il mondo.

Pare che per rimpinguare le casse statali verrà messa in vendita una quota del 5% dell’Aramco, la società petrolifera statale, per un valore corrispettivo di 2000 miliardi di dollari (il nostro debito pubblico frutto di 60 anni di sperperi… vale il 5% dell’Aramco).

In ogni caso, per finire col petrolio, sappiamo che l’andamento è in parte stagionale, nell’estate dell’emisfero nord (il nostro) l’attività economica, legata ai trasporti, aumenta, cresce il prezzo della benzina e del petrolio.

E l’Inghilterra se ne va
E l’Inghilterra se ne va?

Quindi potremmo assistere a picchi intorno ai 50 dollari al barile, ma i fondamentali anche qui non cambiano: l’offerta resta superiore alla domanda e quindi in autunno dovremmo assistere a una nuova discesa dei prezzi con un picco minimo in gennaio, probabilmente di nuovo vicino ai 25 dollari al barile.

Ovviamente questo al netto di avvenimenti politici o militari tali da cambiare il quadro di fondo.

Bene, inizia maggio, si va dritti filati verso l’avvenimento che da ora in poi catalizzerà l’attenzione internazionale: il referendum inglese per l’uscita dall’euro.

Vedrete che da ora in poi, con la campagna referendaria che entra nel vivo e i sondaggi, avremo mercati, se possibile ancora più schizofrenici, con una volatilità che potrebbe farsi improvvisamente e nuovamente incandescente e tosta da gestire, per gli operatori. Ma ne riparleremo.

[Massimo Scalas]

Sostenete questo quotidiano con un piccolo contributo attraverso bonifico intestato a

«Linee Stampalibera» Iban IT64H0306913834100000008677 su Intesa San Paolo Spa - Pistoia. Riceverete informazioni senza censure!

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento