wonderland planet. OBAMA OTTO ANNI DOPO

Confronti: usa e democrazia. Un Presidente Usa, una professoressa, il marito venditore di pentole e la moglie del Presidente Usa.
Confronti: Usa e democrazia. Un Presidente Usa, una professoressa, il marito della Prof. venditore di pentole e la moglie del Presidente Usa

GLI STATI UNITI dividono sempre: per taluni sono Satana in persona, per altri un santino.

Il loro destino è quello di essere sempre e comunque additati dai primi come responsabili unici dei mali del mondo.

Se mandano i loro soldati in giro per il mondo sono dei golpisti, guerrafondai, usurpatori.

Se decidono che i soldati vanno richiamati a casa allora sono degli inetti privi di una politica estera. Se ci sono, perché ci sono, se non ci sono perché non ci sono.

Oggi ho deciso di provare a fare il cosiddetto fact checking delle due presidenze Obama, ovvero di provare modestamente a farvi capire cosa andrebbe sempre fatto nei riguardi dei politici al termine di un mandato, per capire e soprattutto per poter decidere come votare alla tornata successiva.

Ovviamente il mio interesse è preminentemente economico.

OBAMA, SI TIRANO LE SOMME

Finisce l’era Obama e vedrete che, Clinton o Trump che sia, non tarderemo molto a rimpiangerlo.

Molti hanno severamente giudicato i suoi 8 anni, ma la mia sensazione, è che in molti casi si sia trattato di pregiudizio politico (ci sono molti pezzi di un noto editorialista della Nazione, che io faccio fatica a definire tali, che trasudano pregiudizio riferibile a una ben precisa area politica), perché solo se analizziamo i fatti e in particolare i numeri (fact checking), ciò che era e ciò che è oggi, possiamo farci un’idea di come stanno le cose senza leggerle sempre attraverso la lente deformante e deleteria dell’ideologia, dell’appartenenza politica e sociale, delle simpatie o antipatie personali.

2008, L’AMERICA

DEVASTATA DA BUSH E RUMSFELD

Bush, Cheney, Rumsfeld: il mondo in mano a tre pazzi bugiardi per otto anni
Bush, Cheney, Rumsfeld: il mondo in mano a tre pazzi bugiardi per otto anni

Molti dei critici di Obama sono anche degli smemorati, non ricordano più cosa era l’America quando uno dei peggiori, se non il peggiore presidente della storia americana, finì il suo secondo mandato: un Paese impantanato in due lunghissime e costosissime guerre, che oltre a non essere state vinte, hanno gettato poi le fondamenta dell’attuale instabilità mondiale che tutti noi percepiamo chiaramente.

Un Paese piombato improvvisamente nel baratro di una crisi economica devastante, con il detonatore Lemahn Brothers lasciato in modo folle e stupido esplodere dal signor Bush, senza averne compreso le conseguenze per l’intero pianeta: ancora oggi come sapete, non ne siamo usciti (qui trovate le spiegazioni sulla vicenda).

Insomma un disastro. Un disastro che non andrebbe dimenticato.

GLI OTTO ANNI DI OBAMA

La presidenza Obama si è trovata dunque a operare in piena emergenza, sia in campo militare che economico.

Per quanto riguarda il primo aspetto mi limito a prendere in considerazione l’accusa, che soprattutto gli europei fanno a questo presidente, cioè di non avere avuto una politica estera.

Non siamo più il centro del mondo...
Non siamo più il centro del mondo…

Questa accusa, che peraltro proviene dagli stessi che, quando l’America si impegna su larga scala nel mondo, gridano all’amerikano imperialista, mi pare davvero singolare e spiegabile solo, oltre che per pregiudizio ideologico, con la visione perennemente eurocentrica delle cose del mondo.

Questo presidente, con grande dispiacere loro, è stato uno dei pochissimi a non aver iniziato nuove guerre, ponendo fine a quelle di Bush.

Purtroppo per lor signori, il baricentro del mondo si va spostando sempre più ad oriente e forse, il fatto che questo sia stato il primo presidente non appartenente all’élite bianca e anglosassone, ha aiutato gli Usa a prendere atto di questa nuova realtà e di conseguenza ad orientare verso l’Asia la propria politica estera.

Obama non ha mai smesso di chiedere in questi anni, all’Europa, maggiore presa in carico dei propri problemi, della propria sicurezza, insomma di crescere politicamente e non solo economicamente.

Inutile spiegare quale sia stato invece il nostro atteggiamento.

ECONOMIA E NON SOLO

I NUMERI PARLANO CHIARO

Ma veniamo al lato più interessante della presidenza Obama.

Il presidente si è trovato a governare un Paese avendo contro il Congresso americano, dominato per 6 degli 8 anni dai repubblicani, che hanno tentato in ogni modo di fargli terra bruciata intorno, come non era accaduto mai nella storia recente americana. Nonostante ciò, in questa tabella potete capire cosa davvero è stato il doppio mandato di Obama

In pratica:

  • posti di lavoro +10.600.000
  • disoccupazione al 5% dal 10% ereditato da Bush e 2,8 punti in meno rispetto alla media storica americana
  • offerte di lavoro +112% rispetto al gennaio 2009, con una media superiore ai 5 milioni al mese negli ultimi 18 mesi

I numeri parlano di un buon Presidente
I numeri parlano di un buon Presidente

Offerte di lavoro e fiducia con Obama
Offerte di lavoro e fiducia con Obama
  • tasso di partecipazione al 62,8%, con un calo del 2,8% rispetto all’insediamento
  • tasso di disoccupazione di lunga durata (i disoccupati da 27 settimane o più) -700.000 rispetto all’insediamento
  • reddito familiare a +1106 dollari pari a +2%
  • tasso di povertà ha fatto un salto all’ingiù dell’1,3%, il più grande da 16 anni, ma ancora allo 0,3% in più rispetto a prima della crisi
  • inflazione negli otto anni di Obama +13,4% rispetto ai +20% degli otto anni di Bush
  • numero di persone prive di copertura sanitaria 27,3 milioni rispetto ai 43,8 milioni della presidenza Bush (in Usa senza assicurazione sanitaria sono cavoli amari) ovvero l’8,6% contro il 14,7% precedente
  • profitti aziendali +144%

I profitti aziendali volano
I profitti aziendali volano

Tornano a salire i prezzi delle case, il mercato immobiliare è ripartito
Tornano a salire i prezzi delle case, il mercato immobiliare è ripartito
  • indici azionari: Sp500 +167%, Nasdaq +267%, Down Jones +129%
  • prezzi delle case: +23% dall’insediamento e +9% dal 2007 anno di massimo pre crisi
  • tasso di omicidi per 100.000 abitanti al 4,9 rispetto al 5,4 dell’era Bush. I crimini violenti sono scesi del 19%. Il tasso di omicidi nel 2014 è stato il più basso dal 1960. Vi è un’inversione però dal 2015 con un aumento del 13,5% dovuto per metà alla città di Chicago che da sola ha visto 500 omicidi quest’anno.
  • I clandestini sono diminuiti del 9% dal 2008, in particolare quelli provenienti dal Messico
  • persone che ricevono buoni pasto +35,6% sotto la presidenza Obama pari a 43,4 milioni di americani
  • debito federale +125% passando dal 52% del Pil al 76% (il nostro è al 133%)
  • il deficit federale ha raggiunto la cifra di 1.400.000.000.000 di dollari nel 2009 con un massiomo di 203.000.000.000 nel 2009 sceso poi del 67% nel 2015. Attualmente la tendenza è per un nuovo rialzo e quindi Obama lascerà al suo successore più debito e più deficit
  • tasso di proprietà della casa, – 4,6% è il più basso da quando viene rilevato (circa il 62% degli americani sono proprietari di casa)
  • produzione greggio + 77% dall’insediamento
  • produzione energia da eolico e solare è quadruplicata dall’insediamento di Obama
  • produzione energia da carbone: – 36% grazie alle restrizioni imposte alle emissioni in atmosfera
  • emissioni di anidride carbonica – 12% dall’insediamento
  • Insomma, se stiamo ai numeri senz’altro possiamo dire che Obama è riuscito, di concerto con la Federal Reserve a tirare fuori da guai grossi gli Usa, anche se molto resta da fare e nulla è acquisito per sempre.
Vendita di armi, il buco nero dell’America obamiana
Vendita di armi, il buco nero dell’America obamiana

LE PROMESSE NON MANTENUTE

  • Un grosso fallimento dell’èra Obama è la mancata restrizione alle vendite di armi da fuoco, che è aumentata del 134%. 14 milioni di armi sono state vendute nel solo 2015
  • Obama nel 2010 aveva promesso di raddoppiare le esportazioni entro 5 anni. In realtà queste sono aumentate del 28% dall’insediamento. Questo anno sono diminuite del 4,6% rispetto all’anno prima. Le importazioni sono diminuite ancor di più, contribuendo a migliorare la bilancia commerciale americana del 29% rispetto al 2008
  • Obama si era impegnato a raddoppiare il rendimento energetico delle automobili, che però oggi è di 25,2 miglia per gallone, solo il 20% in più rispetto al 2008. Questo perché, grazie al petrolio ai minimi gli americani hanno ripreso a comprare i grandi ed energivori suv.
  • Mancata chiusura di Guantanamo che però ha visto ridursi la popolazione del 75%
  • 1755 morti in Afghanistan e 284 in Iraq dal 2008, nonostante il disimpegno parziale dai due conflitti.

C’È DEBITO E DEBITO

Chiudo con una considerazione personale: in questi giorni, assistiamo alla solita sarabanda italiana legata alla manovra di bilancio, con il nostro premier impegnato a capitalizzare al massimo la cena alla Casa Bianca pro domo sua.

Marchionne e il sindacato americano: un amore corrisposto
Marchionne e il sindacato americano: un amore corrisposto

Ovvero impegnato a inventarsi un inesistente similitudine tra la visione americana dell’economia e quella italiana, da contrapporre all’inesistente rigore teutonico che appesta l’Europa.

Infatti il rigore tedesco è talmente forte che Renzi ha potuto sforare di 19 miliardi in due anni rispetto agli impegni che lui stesso aveva preso e probabilmente lo stesso potrà fare quest’anno.

Ma torniamo alle (finte) assonanze con gli Usa di Obama: il presidente americano, appena insediato ampliando dovuto far fronte alla più grave crisi economica degli ultimi 86 anni.

Lo ha fatto ampliando, in concerto con la Federal reserve il bilancio federale, ovvero facendo più spesa pubblica e più deficit, con interventi anticiclici, tutto il contrario degli interventi di Renzi, che, in un momento di ripresa, a cavallo tra il 2014 e il 2015, invece di approfittarne per ridurre il deficit ha ampliato la spesa (roba da manuale degli orrori, roba da premio Nobel dell’economia all’incontrario).

E il confronto con il sindacalista italiano...
E il confronto con il sindacalista italiano…

Tra 2008 e 2009 il deficit americano volò al 10% del Pil facendo gongolare le Cassandre che da decenni pronosticano, inutilmente l’imminente fine dell’impero amerikano.

Ma siccome c’è debito e debito, e siccome quei soldi vennero ben spesi, oggi tale rapporto è tornato intorno al 3%, con i risultati che vi ho illustrato: come dicevo c’è debito e debito, ci sono le mance italiane ai diciottenni e ai pensionati e ci sono i soldi dati a Marchionne per rilanciare Chrysler, e restituiti da quest’ultimo, in anticipo sui tempi e con gli interessi.

Oggi Chrysler è pienamente rilanciata, Fiat è stata salvata con i soldi di Chrysler e tutto in piena condivisione con i sindacati americani, che non vanno in crociera coi soldi dei tesserati. perché c’è debito e debito (io sono più che altro contrario al debito di qualità infima come quello italiano) ma c’è pure sindacato e sindacato, che quando diviene casta come in Italia è funzionale solo a se stesso.

In ogni caso per me, Obama è stato un buon presidente, che ha lavorato, senza squilli di tromba, senza colpi di estro (che piacciono tanto ai dementi socialdipendenti), ma che ha indubbiamente portato a casa la pagnotta.

Lo rimpiangeremo: a breve.

[Massimo Scalas]

[Fonti: factcheck.org, Bureau of labur statistic, United sStates Department of labor]

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