wonderland planet. QUESTO PAZZO PAZZO PAZZO PAZZO MONDO

Mi ricorda qualcuno...
Mi ricorda qualcuno…

PAREVA un sonnacchioso venerdì, tanto simile ai lunedì in cui quasi sempre i mercati sono poco mossi (sarà mica che i signori delle borse fanno orario ridotto stile parlamento italiano?).

Poi, dalle 19 in avanti, è successo un mezzo finimondo, con i nostri eroici miliardari richiamati d’urgenza dall’aperitivo sul campo da golf…

DELIRIO A WASHINGTON

L’Fbi ha riaperto l’inchiesta sulle mail della Clinton: pare, che la stessa abbia usato la sua mail privata per alcuni scambi da segretario di stato, installando un server apposito a casa sua.

Lo scopo era chiaro: aggirare i controlli pubblici al suo lavoro. Ma questa è storia vecchia: quello che c’è da chiedersi è perchè si riapre un’inchiesta che pareva morta a pochi giorni dal voto. Qui e qui sotto trovate la storia e le dichiarazioni dei nostri eroi senza che io vi annoi ulteriormente.

Ciò che conta è lo scossone dato ai mercati: improvvisamente si è affacciato lo spettro di Trump, visto come una iattura totale in caso di elezione.

C’è stato un vistoso calo del dollaro nelle ultime tre ore di contrattazione e una corsa all’acquisto di euro, yen e franco svizzero, valute rifugio. In ogni caso quel che è certo è che se dovesse vincere Trump, il nostro Berlusconi verrà, al confronto, rivalutato come una personcina morigerata e timorosa di Dio.

DELIRIO IN MEDIO ORIENTE

Vi avevo lasciato tempo fa con il petrolio in calo, poi, improvviso, l’annuncio di Putin a inizio mese in merito a un accordo con i membri dell’Opec per congelare la produzione e tagliarla di 700mila barili al giorno. Accordo da ratificare il 4 novembre. Ma tanto è bastato per sparare le quotazioni a 52 dollari al barile, per quella che alla fine è una resa dei sauditi allo shale oil americano.

Io non mi ero nemmeno premurato di considerare l’evento “storico” degno di essere raccontato, perché quando si parla di Opec, quote petrolifere e arabi in generale, tutto va preso con le pinze e infatti…

Iran e Iraq non tagliano la produzione e il prezzo del petrolio crolla
Iran e Iraq non tagliano la produzione e il prezzo del petrolio crolla

I sauditi rotolano dalle dune...
I sauditi rotolano dalle dune…

.. come Trapattoni insegna non bisogna dire gatto fino a che non è nel sacco.

Dopo averci pensato su un mesetto, visto che la Clinton non bastava, ci si sono messi Iran e Iraq a comunicare l’indisponibilità ad aderire a tale accordo. Risultato: greggio wti giù a 48,65 dollari al barile in chiusura.

Domanda: l’Opec esiste ancora? Intanto gli americani se la ridono…

DELIRIO IN EUROPA

Ma anche noi non ci facciamo mancare nulla, a parte il divertente battibecco tra Orban e Renzi che fanno a chi la spara più grossa (“italiani strepitano perché hanno le pezze al sedere”, “Ah sì? E allora io Renzi metto il veto al bilancio comunitario così non vi arriva più un euro!”), è finalmente passato il trattato di libero scambio Europa-Canada denominato Ceta.

Cari concittadini...
Cari concittadini…

Due continenti dopo ben sette anni di trattative, sono stati tenuti per qualche giorno in ostaggio dai valloni, simpatica gente che abita nel Belgio, in una regione che vale più o meno il Lazio e meno dell’1% della popolazione Ue. Questa piccola regione aveva posto il veto sull’accordo e quindi il Belgio non poteva dare l’ok.

Questa è una delle tante terrificanti rappresentazioni di cosa sia oggi l’Ue, un gigante dai piedi d’argilla che biascica mille dialetti come fosse una novella, infernale Torre di Babele. Per fortuna la cosa è rientrata oggi. Per fortuna nostra sopratutto, che siamo uno dei Paesi che più ne beneficerà, così come lo saremmo col Ttip se non fosse al momento stato messo su un binario morto.

CETA, MOLTI VANTAGGI

POCHI INTERROGATIVI

L’accordo è un ottimo accordo. Non è, contrariamente alla vulgata, un cavallo di troia per il Ttip, con il quale ha solo l’impostazione di fondo in comune, chè è sostanzialmente l’abbattimento dei dazi che regolano i commerci internazionali. Qui ne trovate i termini.

Posso solo dire che sono più che contento che sia stato chiuso questo accordo, per più motivi che ora vado a spiegare:

  • intanto finalmente l’Ue dà segno di esistere e per chi, come me, non desidera buttare nel cesso 30 anni di sacrifici personali e collettivi per dare un futuro ai propri figli, è una buona notizia
  • Poi i termini dell’accordo sono quanto di meglio poteva capitare a un Paese come l’Italia.
    Perchè?
    a) il Canada rappresenta il terzo mercato per l’Ue, e l’Italia è la prima esportatrice tra i Paesi Ue nell’agroalimentare. Per noi si tratta di quasi 4 miliardi di euro l’anno
    b) saranno azzerati i dazi e sarà finalmente permessa e agevolata la presenza nel mercato canadese delle aziende medie e piccole, che sino ad ora erano bloccate da leggi e regolamenti che ne rendevano di fatto impossibilie l’accesso. E qual è il Paese delle Pmi (piccole e medie imprese) per eccellenza? L’Italia of course!
    Quindi cari afficionados del complotto dei poteri forti (vedi lobby marziana dei rifiuti ingombranti che complottano contro la Raggi) questo smentisce voi e i tonti che pensano che questo genere di accordi sia voluto dalle multinazionali che ne farebbero invece anche e volentieri a meno, perché lo status quo favoriva proprio loro e impediva agli altri di crescere.
    c) a ulteriore conferma di quanto scritto sopra, il Canada ha accettato di esportare in Europa adeguandosi agli standard di sicurezza europea.

Di contro c’è un unico, importante punto interrogativo: non si è ancora chiarito quale tribunale dovrà dirimere le controversie tra aziende e Stati.

Riguardo agli standard europei e italiani vorrei aprire una parentesi.

IL MITO DEL BUON CIBO ITALIANO

Io sono vegetariano da 10 anni, non sono vegano perché per esserlo bisogna cucinare bene e dosare bene i nutrienti. Non sono un talebano, non faccio prediche perché per 40 anni ho mangiato allegramente carne e pesce. Lo sono diventato innanzi tutto per preservare le mia salute e naturalmente per motivi etici. Perchè informandomi ho capito che il mondo, oltre che un brutto posto per viverci se non sei nato in occidente, è un gigantesco campo di tortura nazista per gli animali.

Buon cibo italiano
Buon cibo italiano

E allora per tutti quelli che si battono contro i Ttip e Ceta vari, in nome del buon cibo italiano, io consiglio la lettura di due libri, uno datato di Safran Foer “Se niente importa perché mangiamo gli animali” riguarda gli allevamenti intensivi Usa; l’altro recentissimo, di Giulia Innocenzi, “Tritacarne” un’indagine accurata sugli allevamenti intensivi italiani che ricalca in pieno quanto scoperto da Foer.

Preciso che entrambi sono vegetariani ma non fanatici; hanno un approccio laico al tema e portano documenti sonanti a sostegno di quanto scrivono.

Ma cosa c’è in questi libri?

Intanto c’è l’ordinario quotidiano di questi allevamenti: se avete lo stomaco potete guardare qui (e non è la testimonianza più dura che potete trovare)… E sia chiaro che il direttore è contrario a far vedere certa roba.

Poi, ed è quello che qui mi interessa evidenziare, per quanto riguarda il favoloso agroalimentae italiano, da proteggere dalle lobby multinazionali degli Ogm, della carne agli ormoni ecc., le cose stanno un po’ diversamente da come le vogliono dipingere:

  • l’85% della produzione di carne italiana avviene negli allevamenti intensivi, ovvero in capannoni sovra affollati: quando passate davanti a capannoni di note marche avicole (c’è n’è una tra l’autostrada del Brennero e l’A1 presso Modena) sappiate che lì ci sono almeno 100mila polli chiusi imbottiti di antibiotici per evitarne la morte prima della macellazione, antibiotici che voi mangiate insieme alla loro carne.
    Quando vi gustate un bel prosciutto, sappiate che almeno la metà dei maiali utilizzati viene dall’est Europa e dalla Turchia. Non solo, in modo perfettamente legale costituiscono i nostri prodotti Igp. «Non vi è limitazione geografica all’origine dei suini», si legge a chiare lettere nel disciplinare di produzione del Prosciutto di Norcia, uno dei più noti tra le 13 produzioni Igp relative al suino riconosciute all’Italia.
    Il documento, come qualsiasi disciplinare, indica con precisione i criteri che deve rispettare la coscia dell’animale (misure, caratteristiche), la zona di produzione e le modalità di lavorazione e conservazione delle carni e, in alcuni casi come quello di Norcia, gli standard di allevamento (in particolare in riferimento al tipo di mangimi). Ma nessun vincolo in merito all’origine delle carni.
    Allo stesso modo, nessuna indicazione precisa di origine arriva dai disciplinari degli altri Igp nostrani, dalla Coppa di Parma allo Zampone di Modena, dalla Mortadella di Bologna alla porchetta di Ariccia, dal Lardo di Colonnata allo Speck dell’Alto Adige, dal Cotechino di Modena al Prosciutto di Sauris
  • E che dire della Lombardia, una delle regioni più inquinate d’Italia, primo produttore agricolo del Paese? Primo produttore Bio del paese? Meglio un latte Bio proveniente da un allevamento della Pianura Padana, le cui falde acquifere sono irrimediabilmente inquinate da atrazina e composti vari o un latte “normale” proveniente dalle Alpi austriache, svizzere, tedesche, italiane?
  • Ma quando andate per sagre e leggete di carni locali a km zero, avete mai fatto caso che non si vede in giro un maiale grufolare e una mucca a pascolare?
    E visto che sono cattivo, i mercatini di Coldiretti che non espongono mai un certificato di provenienza, me lo spiegano dove coltivano tutto il bendiddio che espongono?
    Dove sono gli spazi per coltivare le rilevanti quantità di frutta e verdura che gli abitanti dell’area metropolitana compresa tra Pistoia e Firenze ingurgitano ogni giorno? Ma davvero ci volete far credere che sia tutta roba a km zero, genuina, senza pesticidi?
    Queste sono domande scomode, ma nell’epoca delle mode, delle tendenze che fanno cool, forse bisogna farsele, sopratutto nel Paese campione del bio, del bio più caro al mondo, coltivato su uno dei territori dell’Unione che Eurostat certifica tra i più inquinati per qualità dell’aria e dell”acqua.
  • Ma lo sappiamo o no, che i mangimi di cui si nutrono gli animali che mangiamo sono quasi interamente Ogm? E che lo sono nel pieno rispetto della legge? Lo sappiamo che passano nella catena alimentare umana?
  • Ma davvero temiamo che con trattati tipo Ceta e Ttip la nostra “fantastica” mozzarella di bufala campana, venga danneggiata?
    Non è più dannoso sapere che viene prodotta in una regione che è l’immondezzaio d’Europa, la terra dei fuochi?
  • O voi che gustate la bresaola Igp della Valtellina, ma avete mai riflettuto sul fatto che per produrre le tonnellate di bresaola che vende, la Valtellina dovrebbe stivare i bovini nel sottosuolo fino a sbucare in Cina?
    Da dove viene la carne che serve a produrre questo “vanto dell’agroalimentare valtellinese e italiano”?
    Ve lo dico io: la bresaola della Valtellina è fatta in gran parte con carne congelata di zebù, un incrocio di bovino con la gobba che arriva dal Sudamerica, con limousine e garronesi (altre due razze bovine originarie della Francia), con carne irlandese e austriaca.

Tutto legale, tutto regolare, perché i disciplinari di produzione sono infarciti di bolli, scartoffie varie e piuttosto precisi sul metodo di lavorazione, ma sono praticamente zero per quanto concerne la provenienza della materia prima.

Guardate per esempio il disciplinare della bresaola valtellinese. Come noterete non c’è il minimo accenno alla provenienza delle carni: e questa sarebbe una Igp? E questo sarebbe un disciplinare?

CONCLUSIONE

E allora a che serve opporsi ideologicamente ai trattati di libero scambio? Alzi la mano chi conosce anche sommariamente cosa implicano, quali sono i vantaggi e gli svantaggi.

Alzi la mano chi sa davvero cosa mangia, cosa compra e consuma. Attendiamo fiduciosi un soprassalto di razionalità in questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo.

[Massimo Scalas]

[Fonti: Forexlive.com, Peta.org, Corriere della Sera, Coldiretti, Unione Europea, The New York Times]

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2 thoughts on “wonderland planet. QUESTO PAZZO PAZZO PAZZO PAZZO MONDO

  1. Quando Massimo Scalas parla esclusivamente di economie e finanza, io che, in queste materie capisco assai poco, mi limito a leggerlo ed apprezzarlo in maniera generica. Ma qui, dove parla di cose delle quali credo di sapere molto anch’io (alimentazione, tecniche di allevamento, disciplinari di produzione, ecc), gli dico, senza problemi: “Bravo!”, soprattutto a sfatare il falso mito del “NO OGM”, in particolare quando è gridato da gente che, colpevolmente, non conosce o finge di non conoscere la realtà così ben evocata da Massimo.
    Piero

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