“YO SOY FLOR ALBA NUNEZ VARGAS”

Il feroce assassinio della giovane giornalista colombiana, maturato negli ambienti del narcotraffico, non ha quasi sucitato indignazione...
Il Messaggero-web
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NESSUNO è uguale, nemmeno i giornalisti. Nemmeno i giornalisti uccisi da chi vorrebbe farli tacere. Lo diciamo alla luce, fiochissima, che si è accesa attorno alla periodista colombiana Flor Alba Nunez Vargas, venticinque anni, freddata da un killer con il volto coperto da un casco da motociclista proprio mentre stava entrando in redazione.

La giovane collega si è permessa di indagare sul mercato della droga, fino al punto di riuscire a mandare in carcere una delle tantissime gang legate al narcotraffico. Qualcuno dei suoi nemici gliel’ha fatta pagare cara, uccidendola.

Sarebbe doveroso e sacrosanto che noi tutti osservassimo il lutto e decidessimo di ricordare il sacrificio di una giornalista coraggiosa con la stessa enfasi, con la stessa fermezza, con lo stesso clamore e con lo stesso coinvolgimento con il quale, il 7 gennaio scorso, abbiamo difeso, tardi, la libertà di satira della redazione parigina di Charlie Hebdo, sacrificata da dodici vittime e undici feriti. Sarebbe un bel gesto se domani, 16 settembre, i giornali di tutto il mondo uscissero con la scritta: yo soy Flor Alba Nunez Vargas.

I morti ammazzati dalla droga non sono certo meno di quelli uccisi dal fondamentalismo islamico.

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