zucche piene & teste vòte. SÌ, LUCIANO MICHELOZZI ERA PROPRIO ANARCHICO, MA NON CERTO COME VOI PENSATE, PIE DONNE DEL VESPRO POLITICAMENTE CORRETTO!

Se le pettegole quarratine fossero state capaci di scrivere, forse l’avrebbero fatto. Ma evidentemente sono analfabete: mi fanno arrivare gli imput trasversali. Io, però, sono abituato a parlare chiaro anche e soprattutto agli esseri meno evoluti…

Baratti, settembre 1973. Dietro la macchina fotografica c’era Luciano Michelozzi, ma solo dopo aver litigato anarchicamente con il brigadiere della Finanza che si era avvicinato a noi e voleva i documenti (a sinistra). Nessuno di noi li cacciò fuori, perché Luciano iniziò a  contestare animatamente. Finimmo per fare amicizia con il finanziere, il cui nome si è perso. Poi c’era Virgilio Vannucci, io e Alfredo Fabbri. Il quadro che dipinse mi fu regalato. A pranzo andammo da Demos… Dov’erano le pettegole quarratine quel giorno di una vita fa?

LA PETTEGOLA È IN AGGUATO

PUR STAVOLTA HA MUGUGNATO


Nuovo Rinascimento…

 

EVIDENTEMENTE capire è più faticoso di non capire. Ed evidentemente si dura meno fatica a non capire che a spremersi le cosiddette meningi per arrivare alla questione.

Aveva indubbiamente ragione il professor Ugo Noferini quando, nel 1958, in prima media, al Poggio a Caiano, diceva a qualcuno di noi: «Buzzurro, quanti quintali di fieno hai mangiato ieri, otre ripieno di grasso rancido?».

C’era anche Paolino Tofani, il proposto maoista di San Piero. C’erano Giorgio Gemignani, Sandro Bellini, Mariano Fenudi, Carlo Spini, Alessandro Venturi, Vittorio Zappelli: s’era un sacco, di Quarrata, ad andare al Poggio alla media di quel fascista di Giovanni Gentile.

Ci sarebbero voluti altri dieci anni per arrivare a quel genio di don Lorenzo Milani e alla sua scuola che non può bocciare, cara alla sinistra, in cui crebbe anche il Fiesoli, il pedofilo violentatore del Forteto di Firenze; una storia di Bibbiano avant lettre, insomma una prova di prova generale della famiglia che non c’è e per la quale qualcuno finirà in galera perché non vuole concedere affidi e adozioni, turbando le notti della Cirinnà e della Boldrini.

Poi passarono dieci anni ed èccoti la scuola del futuro che ora è diventato l’allevamento degli asini come quello di Pipone. A forza di essere liberali, èccoci qua in questo casino di quadrupedi che – purtroppo – votano, ma che non sanno neppure capire il tono d’una frase o l’ironia di una parola, dato che nessuno gli ha insegnato a leggere e a scrivere e a far di conto; e dato anche che il pensiero unico politicamente corretto, dopo la ciuchificazione lenta ma inarrestabile e progressiva, ha imposto di dover bere non allo zìpolo della botte del vin bòno, ma al lilli del lallo il piscio della mancanza di connessione neuronale.

Quando un dubbio nasce, sono due le vie per sdubbiarsi:

1. ricorrere alla fonte e porre delle domande precise
2. mestare cercando di far leva nella morchia dell’animo della gente

Solitamente io percorro la prima via. Per esempio cerco di portare a Lecceto di Montorio il sindaco Mazzanti e il capo della Gestapo comunale, Bai, perché si rendano direttamente conto di come stanno le cose: e solo dopo che hanno mostrato a bòno una certa marcata ed evidente inettitudine, mi metto a suonare le campane a morto come sto facendo in questi giorni. Campane che – evidentemente – devono dare una noia tremenda come il campanone della cattedrale del Wawel a Cracovia, quello che, per tradizione polacca, da Wojtyla in poi, impone alle bellissime bionde locali di attaccarsi al battaglio per non restare zitelle.

Luciano Michelozzi [Noi di Qua]
A Quarrata, invece, funziona meglio il secondo sistema: sussurri e bisbìgli nelle orecchie. Del resto la in-cultura locale non permette, purtroppo, di scrivere una mail e di chiedermi: «Mi dici perché hai definito anarchico Luciano Michelozzi?».

Se le pettegole quarratine fossero state capaci di scrivere, forse l’avrebbero fatto. Ma evidentemente sono analfabete: mi fanno arrivare gli imput trasversali. Io, però, sono abituato a parlare chiaro anche e soprattutto agli esseri meno evoluti: Luciano Michelozzi era un anarchico. Perché anarchico non indica il bombarolo di Carrara con il fazzolettone nero a fiocco al collo. Anarchico indica la persona che si interroga, che si fa le domande sui perché; che non crede, come tanti citrulli di oggi, a quello che un carciofo di politico sbologna loro spacciandosi per un messia.

Se questi bischeri di quarratini a cervello-corto avessero conosciuto Luciano Michelozzi per averlo, come me, frequentato per 40 anni, di cui 20, tutti i giorni, capirebbero cosa vuol dire anarchico: basterebbe che lo avessero visto discutere un giorno d’estate di tanti anni fa a Baratti, sulla spiaggia, con un brigadiere della finanza che era venuto a vedere cosa stavamo facendo intorno ai mucchi di scarti di ferro e pezzetti di ceramica.

Michail Aleksandrovič Bakunin, anarchico

Purtroppo i bischeri, in quanto tali, a questo non ci arrivano. Ed è per questo che, dal momento che votano, ci regalano i politici che ci ritroviamo e ce li fanno stare anche 50 anni sul culo!

Bravo Luciano! Tu volevi sempre sapere e mettevi in discussione tutto e tutti: per questo non sei mai sceso in politica e non hai mai messo sù il deposito di Zio Paperone!

Mi sono spiegato, ciaccioni?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
È inutile scrivere ed esprimere opinioni:
tanto ’un capisce nessuno o quasi


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